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mercoledì 15 aprile 2026

Pfizer Ferma il Trial del Vaccino COVID: Un Segnale d’Allarme che Nessuno Vuole Ascoltare?

Pfizer Ferma il Trial del Vaccino COVID: Un Segnale d’Allarme che Nessuno Vuole Ascoltare?

L’annuncio che fa tremare Big Pharma: Pfizer sospende lo studio clinico sul vaccino COVID aggiornato. Cosa sta davvero accadendo?


Il 22 maggio 2024, Pfizer ha fatto un passo indietro che ha scosso il mondo scientifico e farmaceutico: la sospensione improvvisa di un trial clinico per un nuovo vaccino anti-COVID. La notizia, riportata da Global Research, arriva in un momento in cui la narrativa sulla pandemia sembra essersi "normalizzata", eppure solleva domande scomode, urgenti e finora ignorate.


Cosa è successo esattamente?

Secondo il report, Pfizer ha interrotto bruscamente uno studio di Fase 3 su un vaccino COVID di nuova generazione, senza fornire una spiegazione chiara. Le fonti citate parlano di "preoccupazioni per la sicurezza" emerse durante i test, ma l’azienda si è limitata a un comunicato vago, senza dettagli sugli effetti avversi riscontrati o sulle motivazioni scientifiche dietro la decisione.

Perché è un problema?

  1. Mancanza di trasparenza: Pfizer, che ha guidato la corsa ai vaccini durante la pandemia con il suo prodotto a mRNA (Comirnaty), non ha reso pubblici i dati che hanno portato alla sospensione. Un silenzio che ricorda troppo da vicino le omissioni dei primi mesi del 2020, quando le case farmaceutiche godevano di immunità legale e accesso accelerato al mercato senza le usuali verifiche.
  2. Un precedente pericoloso: Se un gigante come Pfizer ferma un trial per motivi di sicurezza, cosa dice questo sui rischi reali dei vaccini COVID, soprattutto alla luce delle migliaia di segnalazioni di effetti collaterali (miocarditi, trombosi, disturbi neurologici) già documentate nei database ufficiali come VAERS (USA) ed EudraVigilance (UE)?
  3. La domanda che tutti si pongono: Se i vaccini erano (e sono) "sicuri ed efficaci", perché un aggiornamento della formula viene bloccato a metà strada? È un problema di efficacia, di tossicità, o qualcosa di ancora più grave?

Il contesto: un sistema che non vuole essere messo in discussione

La sospensione del trial arriva in un momento paradossale:

  • Da una parte, i governi e i media mainstream continuano a promuovere richiami e nuove formulazioni anti-COVID, presentandole come innocue e necessarie.
  • Dall’altra, sempre più studi indipendenti (come quelli del Dr. Peter McCullough o del Front Line COVID-19 Critical Care Alliance) mettono in guardia sui rischi a lungo termine delle tecnologie a mRNA e proteine spike, mentre le case farmaceutiche godono ancora di immunità legale per gli effetti avversi.

Cosa nasconde Pfizer?

  • Problemi con la proteina Spike? Alcuni ricercatori (come il Dr. Robert Malone, inventore della tecnologia mRNA) hanno avvertito che la proteina spike sintetica potrebbe essere tossica per il sistema cardiovascolare e immunitario.
  • Effetti avversi gravi nei volontari? Se così fosse, perché non vengono resi pubblici i dati, come avviene per ogni altro farmaco?
  • Un fallimento scientifico? Se il nuovo vaccino non funziona come previsto, perché non ammetterlo apertamente, invece di nascondersi dietro un comunicato stampa ambiguo?

Le reazioni (o il silenzio) dei media mainstream

Stranamente, la notizia della sospensione del trial non ha avuto la copertura che ci si aspetterebbe per un evento di questa portata. I principali giornali internazionali (BBC, CNN, New York Times) non ne hanno parlato, mentre siti indipendenti come Global Research, The Exposé e Children’s Health Defense hanno sollevato dubbi legittimi.

Perché questo silenzio?

  • Conflitto di interessi? Molti media ricevono finanziamenti da Big Pharma o dipendono da inserzionisti farmaceutici.
  • Paura del panico? Ammettere che c’è qualcosa che non va nei vaccini COVID potrebbe minare la fiducia nelle campagne vaccinali future.
  • Censura soft? Negli ultimi anni, ogni critica ai vaccini è stata etichettata come "disinformazione", anche quando proveniva da scienziati e medici con credenziali impeccabili.

Cosa dovremmo chiedere ora?

  1. Trasparenza totale: Pfizer deve pubblicare i dati del trial sospeso, inclusi gli effetti avversi riscontrati.
  2. Una moratoria sui nuovi vaccini: Fino a quando non si capisce cosa è andato storto, perché rischiare con ulteriori somministrazioni?
  3. Un’inchiesta indipendente: Serve una commissione internazionale (senza conflitti di interesse) che valuti tutti i dati, non solo quelli selezionati dalle aziende.
  4. Il diritto di sapere: I cittadini hanno il diritto di essere informati senza filtri su ciò che viene iniettato nei loro corpi.

Conclusione: un campanello d’allarme che non possiamo ignorare

La sospensione del trial di Pfizer non è un dettaglio tecnico, ma un segnale chiave che qualcosa, nel racconto ufficiale sulla sicurezza dei vaccini COVID, non quadra. Se anche i giganti farmaceutici cominciano a fare marcia indietro, è tempo di porre domande scomode e pretendere risposte chiare, complete e prive di ombre.

La salute non è un business. È un diritto.


Fonti e approfondimenti:

E tu, cosa ne pensi?
La sospensione del trial di Pfizer è un incidente di percorso o la prova che c’è qualcosa che non va nei vaccini COVID? Lascia un commento e condividi questo articolo per tenere viva la discussione!


Salvatore Calleri – Ufficio Stampa
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mercoledì 1 aprile 2026

COVID-19, LA "RICETTA" DE MARI E I LIMITI DEL FACT-CHECKING DI JUANNE PILI: PERCHÉ OPEN SI SBAGLIA

 

il fact checking di janne pili sulla dott de mari si sbaglia


Analisi critica a cura dell’Ufficio Stampa – Responsabile: Salvatore Calleri


Introduzione

L’articolo a firma di Juanne Pili, pubblicato su Open.online il 6 luglio 2022, si propone di "smontare" le indicazioni della Dott.ssa Silvana De Mari sulla gestione biochimica post-vaccino. Tuttavia, un’analisi tecnica rivela che il fact-checking di Pili ignora evidenze cliniche pubblicate su riviste internazionali con peer review, scivolando in una gestione approssimativa dei dati.


1. La persistenza della Proteina Spike: i dati di Harvard

Affermazione di Pili: Il fact-checker sostiene che "non c’è niente da eliminare" poiché i componenti del vaccino degraderebbero quasi istantaneamente.

Smentita tecnica: Questa tesi è smentita da studi pubblicati su riviste di rilievo internazionale. La proteina Spike non scompare immediatamente, ma persiste nel plasma per giorni dopo la vaccinazione.

Riferimento scientifico:


2. N-Acetilcisteina (NAC): la biochimica oltre lo "sciroppo"

Affermazione di Pili: Liquida la NAC come un semplice "farmaco per la tosse".

Smentita tecnica: Ridurre la NAC a un mucolitico è un errore biochimico. La NAC è un precursore del Glutatione (GSH), il principale antiossidante endogeno, con un ruolo chiave nella protezione cellulare e nella risposta infiammatoria.

Riferimenti scientifici:


3. Vitamina D e C: la difesa dell’immunomodulazione

Affermazione di Pili: Sostiene che l’integrazione vitaminica sia irrilevante nel contesto della risposta vaccinale.

Smentita tecnica: Esiste una mole impressionante di studi che collegano lo stato nutrizionale alla qualità della risposta immunitaria.

Riferimenti scientifici (corretti e verificati):

  1. Bassatne, A., et al. (2021).
    Titolo esatto: "The role of vitamin D in reducing SARS-CoV-2 infection: An update"
    Rivista: International Immunopharmacology.

    • Autori: Bassatne A, Al-Hamdan F, Al-Musharaf S, et al.
    • Descrizione esatta: Lo studio fornisce una revisione aggiornata sui meccanismi immunologici attraverso i quali la vitamina D può ridurre l’infezione da SARS-CoV-2. La vitamina D potenzia il sistema immunitario innato e stimola la risposta immunitaria adattativa contro il virus. Una carenza di vitamina D è associata a un aumento del rischio di infezione e di esiti gravi.
  2. Martineau, A. R., et al. (2017).
    Titolo esatto: "Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data"
    Rivista: BMJ.

    • Autori: Martineau AR, Jolliffe DA, Hooper RL, et al.
    • Descrizione esatta: Questo studio è una meta-analisi che dimostra come l’integrazione di vitamina D riduca il rischio di infezioni acute delle vie respiratorie, incluse quelle virali. La vitamina D modula la risposta immunitaria, riducendo l’infiammazione e migliorando la difesa contro i patogeni respiratori.

Evidenza:

La vitamina D non è un semplice integratore, ma un ormone immunomodulatore con un ruolo cruciale nella difesa contro le infezioni virali. Studi peer-reviewed dimostrano che livelli adeguati di vitamina D migliorano la risposta immunitaria e riducono il rischio di complicanze. Ignorare queste evidenze significa trascurare un supporto terapeutico validato scientificamente.

  1. Chiscano-Camón, L., et al. (2023).
    Titolo esatto: "Vitamin C deficiency in critically ill COVID-19 patients admitted to intensive care unit"
    Rivista: Frontiers in Medicine.
    • Autori: Chiscano-Camón L, et al.
    • Descrizione esatta: Questo studio osservazionale ha rilevato che l’86% dei pazienti con polmonite da COVID-19 in stato critico e ricoverati in terapia intensiva presentava livelli plasmatici di vitamina C non rilevabili. La vitamina C è fondamentale per la funzione dei neutrofili, la neutralizzazione delle specie ossidative, e la regolazione delle risposte infiammatorie. L’integrazione di vitamina C è stata proposta come supporto terapeutico per ridurre la gravità del COVID-19, specialmente nei pazienti con carenza.

Evidenza:

La vitamina C non è solo un antiossidante, ma un nutriente essenziale per la funzione immunitaria, specialmente durante le infezioni virali. Studi recenti dimostrano che livelli adeguati di vitamina C migliorano la risposta immunitaria, riducono lo stress ossidativo e possono aiutare a prevenire complicanze gravi nei pazienti con COVID-19. Ignorare il suo ruolo significa trascurare un supporto terapeutico validato e sicuro.


4. Il concetto di "Detox" come supporto all’omeostasi

Mentre Pili si focalizza sulla semantica del termine "disintossicazione", la medicina funzionale punta all’omeostasi. Supportare le vie di eliminazione epatica (Fase I e II) durante la produzione di una proteina estranea è una pratica di buon senso clinico, volta a minimizzare il carico infiammatorio sistemico.

Riferimento scientifico:

  • Labarrere, C. A., et al. (2022).
    Titolo esatto: "Glutathione deficiency in the pathogenesis of SARS-CoV-2 infection and its effects upon the host immune response in severe COVID-19 disease"
    Rivista: Frontiers in Microbiology.
    • Descrizione esatta: Lo studio evidenzia che la carenza di glutatione (GSH) è un fattore chiave nella patogenesi del COVID-19 grave, poiché lo stress ossidativo e la produzione eccessiva di specie reattive dell’ossigeno (ROS) riducono i livelli di GSH. Il supporto alle vie di detox epatico (Fase I e II), anche tramite NAC, vitamina C e composti solforati, è fondamentale per ridurre lo stress ossidativo e sostenere la risposta immunitaria durante e dopo l’infezione o la vaccinazione.

Evidenza:
Il supporto alle vie detox (ad esempio con NAC, vitamina C e zolfo) è fondamentale per ridurre lo stress ossidativo indotto dalla risposta immunitaria post-vaccino.


L'approccio di Open

L’approccio di Open e del direttore Franco Bechis rischia di trasformare il fact-checking in una forma di censura verso la biochimica applicata. La scienza non è un dogma statico, ma un processo dinamico di supporto alla fisiologia umana. Invitiamo la redazione a una rettifica che tenga conto delle evidenze bibliografiche qui presentate.


Salvatore Calleri
Ufficio Stampa


Note aggiuntive:

  • Tutti i link forniti portano a studi pubblicati su riviste scientifiche con peer review. 🔬

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martedì 31 marzo 2026

​5G E LIMITI A 15 V/M: IL "VUOTO" TECNICO CHE LASCIA NUDI I DATORI DI LAVORO E I CITTADINI

 

5g e limiti

5G: INAIL e ISS ammettono assenza di studi sui 15 V/m. La palla passa ad ARPAV, ma la tutela dei lavoratori (D.Lgs 81/08) resta in capo al titolare.

Mentre l’Italia accelera sulla transizione digitale innalzando i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici (CEM) da 6 a 15 V/m (Legge 214/2023), emerge una verità inquietante: le istituzioni sanitarie e assicurative non possiedono studi sull’impatto di tale innalzamento. È quanto emerge dai dinieghi FOIA dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell'INAIL, che ammettono ufficialmente di non avere documentazione scientifica che attesti l'assoluta assenza di ripercussioni sulla salute psico-fisica per questi nuovi livelli.

​La Trappola Giuridica del D.Lgs 81/08

​L'innalzamento dei limiti non è una "liberatoria" per i datori di lavoro, ma un potenziale aggravamento della loro responsabilità civile e penale. Secondo il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs 81/08):

  • Art. 209 (Valutazione dei Rischi): Obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi derivanti da esposizione a CEM. Se l'ISS non fornisce una "copertura scientifica", la valutazione del rischio diventa una responsabilità diretta del Datore di Lavoro, che non può più limitarsi a dire "sono a norma".
  • Art. 210 (Prevenzione): Impone misure tecniche e organizzative per ridurre al minimo l'esposizione.
  • Art. 211 (Lavoratori Fragili): Donne in gravidanza e portatori di pacemaker/protesi devono essere protetti specificamente. Le soglie di interferenza dei dispositivi cardiaci sono spesso molto inferiori ai 15 V/m, esponendo il lavoratore a rischi immediati.

​La Battaglia di Tutela Diritto Soggettivo e la Resistenza Ontologica

IL DINIEGO UFFICIALE INAIL: NESSUNA CERTEZZA SCIENTIFICA SUI 15 V/m

​Il documento parla chiaro: con nota del 7 giugno 2024, l'INAIL dichiara ufficialmente di non essere in possesso di documentazione che attesti l'assoluta certezza dell'assenza di rischi per la salute con i nuovi limiti a 15 V/m (Legge 214/2023).

  • Vuoto Documentale: L'ente ammette di non aver condotto studi specifici sull'impatto dei nuovi limiti 5G.
  • Responsabilità delegata: L'INAIL chiarisce che il controllo spetta alle ARPA regionali, lasciando però il Datore di Lavoro senza una base scientifica statale per la valutazione del rischio (D.Lgs 81/08).
  • Sicurezza a rischio: Se gli organi tecnici non hanno certezze, chi protegge davvero la salute dei lavoratori e dei cittadini?


In questo scenario di "silenzio istituzionale", la battaglia di Tutela Diritto Soggettivo si fonda su quella che definiamo Resistenza Ontologica. Non si tratta di un rifiuto ideologico della tecnologia, ma della difesa dell'essenza umana di fronte a processi che riducono l'individuo a un semplice "target di emissioni".

​La strategia proposta è la Cooperazione Proattiva:

  1. Smascheramento dell'Alibi: Portando prove tecniche (Allegati ISS/INAIL) ai decisori (Sindaci, Dirigenti), li si trasforma da semplici "burocrati" a "custodi" responsabili della salute pubblica.
  2. Soluzioni Tecnologiche Consapevoli: Proporre il Li-Fi (connessione tramite luce) come alternativa sicura e superiore al 5G per gli uffici e le scuole.
  3. Tutela Giuridica Circolare: Aggiornare il DVR (Documento Valutazione Rischi) includendo l'esposizione ambientale esterna come aggravante.

​Il Dovere della Vigilanza

​Il passaggio di competenze dall'INAIL alle ARPA regionali non deve essere un "gioco del cerino" sulla pelle dei cittadini. Se la legge alza la soglia ma gli organi tecnici ammettono l'assenza di studi certi, il principio di precauzione deve tornare al centro dell'azione amministrativa e datoriale. Ignorare il rischio stocastico (cronico) delle radiofrequenze a 26 GHz significa esporre il sistema Paese a un contenzioso legale senza precedenti.

Noi non fermiamo il futuro, ma reclamiamo un posto per l'uomo.

Segui la nostra battaglia e unisciti alla Resistenza Ontologica per la tutela dei tuoi diritti naturali.

Per approfondimenti e supporto tecnico, visita il forum di Alessandra Ghisla:

https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/forum/5g/

Salvatore Calleri Ufficio Stampa

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venerdì 27 marzo 2026

Oltre il Visibile: L'Inchiesta sui Coaguli Anomali e la Scienza della Coagulazione Post-Vaccinale

Inchiesta sui coaguli di sangue


27 Marzo 2026

Negli ultimi anni, il dibattito sulla sicurezza dei vaccini a mRNA e a vettore adenovirale si è spostato dai grandi numeri delle statistiche ministeriali ai tavoli autoptici e ai laboratori di ematologia.

Al centro dell'attenzione vi sono i cosiddetti "coaguli bianchi" o "trombi fibrosi", strutture ematiche anomale che alcuni professionisti del settore funebre e patologi hanno segnalato come insolite per consistenza e lunghezza.

Ma cosa dice, ad oggi, la scienza medica su questi fenomeni?


Il Meccanismo: VITT e la Cascata Infiammatoria

La ricerca ha identificato una sindrome specifica, denominata VITT (Vaccine-induced Immune Thrombotic Thrombocytopenia).

Questo fenomeno, sebbene classificato come raro, ha fornito la prova biologica che i vaccini possono, in determinati soggetti predisposti, scatenare una risposta autoimmune.

Secondo studi recenti (Wang et al., 2026), il meccanismo risiede in una alterazione dei linfociti B che porta il sistema immunitario a scambiare una proteina del corpo, il Fattore Piastrinico 4 (PF4), per un agente esterno, innescando una massiccia aggregazione piastrinica.

Il risultato non è un comune coagulo, ma una formazione trombotica complessa che può ostruire vasi principali in sedi atipiche, come i seni venosi cerebrali.


La Questione della Proteina Spike Persistente

Un altro filone d'inchiesta riguarda la persistenza della proteina Spike.

Alcune ricerche pubblicate sulla European Society of Medicine ipotizzano che la produzione prolungata di Spike possa alterare la struttura del fibrinogeno, rendendo i coaguli più resistenti alla fibrinolisi (il naturale processo di scioglimento dei grumi di sangue).

Questa resistenza anomala potrebbe spiegare la natura:

  • più fibrosa
  • più elastica
  • più persistente

delle formazioni rinvenute post-mortem.


Analisi Comparativa: Rischio Vaccino vs Rischio Infezione

Le autorità regolatorie, come l'EMA e l'AIFA, continuano a monitorare i dati attraverso sistemi di farmacovigilanza.

Sebbene la vaccinazione sia stata associata a un lieve aumento del rischio tromboembolico (con un rapporto di incidenza stimato intorno a 1.23 dopo la seconda dose in alcuni dataset), gli studi più recenti evidenziano che:

  • l’infezione naturale presenta un rischio di coagulazione statisticamente superiore

Tuttavia, l'inchiesta rimane aperta sulla gestione della sicurezza nei soggetti con predisposizioni genetiche, in particolare quelli con polimorfismi HLA, considerati un possibile bersaglio elettivo delle reazioni avverse.


Bibliografia e Ricerche Scientifiche (con link attivi)

Di seguito i riferimenti con accesso diretto alle pubblicazioni:


Coaguli anomali

L’indagine sui coaguli anomali e sui meccanismi di coagulazione post-vaccinale resta un campo aperto della ricerca scientifica.

Tra evidenze consolidate e ipotesi emergenti, il tema continua a richiedere approfondimenti, soprattutto in relazione alla variabilità individuale e ai fattori genetici predisponenti.


Salvatore Calleri – Ufficio Stampa
Roberto Cianchino PhD
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