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giovedì 9 luglio 2026

Scandalo creme solari: il caso Australia e i veri pericoli per la salute

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Dallo scandalo dell'efficacia falsificata in Australia ai filtri chimici nel sangue e in gravidanza: cosa rivelano i test indipendenti e le ultime ricerche sulla sicurezza dei solari.


Il primo capitolo riguarda proprio il valore commerciale più importante riportato sulle confezioni: il fattore di protezione solare (SPF).

Nel corso degli ultimi anni l'associazione australiana dei consumatori CHOICE ha sottoposto a test indipendenti numerose creme solari tra le più vendute.

I risultati hanno suscitato enorme scalpore.

Diversi prodotti commercializzati come SPF 50 o SPF 50+ hanno mostrato, nei test di laboratorio, livelli di protezione significativamente inferiori.

Non si tratta di una semplice differenza statistica.

In Australia, dove l'indice UV raggiunge frequentemente valori estremi, una protezione inferiore a quella dichiarata può tradursi in un'esposizione molto maggiore ai raggi ultravioletti.

La vicenda ha dato origine a contestazioni pubbliche, richieste di chiarimento ai produttori e interrogativi sulla reale affidabilità dei sistemi di certificazione.


I filtri chimici finiscono nel sangue

Parallelamente all'efficacia dei prodotti, un secondo fronte riguarda gli ingredienti utilizzati.

Uno studio pubblicato su JAMA (Matta et al., 2020) ha mostrato che diversi filtri UV vengono assorbiti attraverso la pelle raggiungendo concentrazioni plasmatiche superiori ai livelli che, secondo la FDA americana, richiedono ulteriori studi tossicologici.

Tra le sostanze maggiormente analizzate figurano:

• Oxybenzone

• Homosalate

• Octocrylene

• Octisalate

Il punto centrale dello studio non era dimostrare automaticamente una tossicità nell'uomo.

Il dato documentato riguarda invece l'assorbimento sistemico di sostanze che per anni erano state considerate quasi esclusivamente ad azione superficiale.

È proprio questo elemento ad aver spinto diversi enti regolatori ad approfondire il profilo di sicurezza di tali molecole. 


Gravidanza, Filtri UV e Ormoni Tiroidei: Lo Studio che Accende Nuovi Interrogativi

Tra le ricerche più significative pubblicate negli ultimi anni figura uno studio prospettico condotto dall'Università di Copenaghen, pubblicato sulla rivista scientifica Endocrine Connections e indicizzato nella banca dati PubMed Central (PMC).

Lo studio ha analizzato 183 donne in gravidanza, valutando l'esposizione ad alcuni comuni filtri UV chimici, tra cui benzophenone-1 (BP-1), benzophenone-3 (BP-3) e 4-idrossibenzofenone (4-HBP), misurandone la presenza nel sangue e nelle urine delle partecipanti.

I risultati hanno evidenziato associazioni statisticamente significative tra la presenza del 4-HBP e modificazioni dei livelli degli ormoni tiroidei materni (T3 e T4) e di alcuni fattori di crescita coinvolti nello sviluppo fetale, in particolare nelle gravidanze con feto maschio. Inoltre, nei neonati maschi appartenenti al gruppo con esposizione intermedia sono stati osservati peso alla nascita e circonferenze cranica e addominale inferiori rispetto al gruppo con minore esposizione.

Gli stessi autori dello studio precisano che questi risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma ritengono che l'ampia esposizione della popolazione ai filtri UV e le associazioni osservate rappresentino un elemento di preoccupazione che giustifica ulteriori ricerche sui possibili effetti a lungo termine dello sviluppo fetale e della salute dei bambini.

Per questo motivo cresce il numero di ricercatori che invita ad approfondire il profilo tossicologico di alcuni filtri chimici largamente utilizzati nei prodotti per la protezione solare, soprattutto durante la gravidanza, quando l'equilibrio endocrino rappresenta uno degli elementi fondamentali per il corretto sviluppo del nascituro. 


Benzofenone. Il contaminante che può formarsi direttamente nel flacone

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il benzofenone.

Diversi studi hanno evidenziato come alcuni prodotti contenenti Octocrylene possano degradarsi nel tempo formando benzofenone, soprattutto se esposti a temperature elevate.

La questione è particolarmente rilevante perché il benzofenone è classificato dalla IARC come possibile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B).

In altre parole, il problema non riguarda soltanto gli ingredienti iniziali ma anche ciò che può svilupparsi durante la conservazione del prodotto.


L'Australia avvia nuove verifiche regolatorie

L'autorità australiana Therapeutic Goods Administration (TGA) ha avviato negli ultimi anni revisioni tecniche su differenti filtri UV.

Tra quelli maggiormente osservati figurano:

• Homosalate

• Oxybenzone

• 4-Methylbenzylidene Camphor (4-MBC)

L'obiettivo dichiarato è rivalutare continuamente il rapporto rischio-beneficio alla luce delle nuove evidenze scientifiche.


Il dibattito sulle nanoparticelle

Molti consumatori hanno scelto creme minerali a base di:

• Ossido di Zinco

• Diossido di Titanio

Per migliorarne la trasparenza estetica, molte aziende ricorrono però alla tecnologia "nano".

Secondo gli studi disponibili, la pelle integra rappresenta generalmente una barriera efficace.

Rimangono tuttavia aperte numerose valutazioni riguardanti:

  • utilizzo su cute lesionata;
  • inalazione dei prodotti spray;
  • esposizioni croniche;
  • comportamento delle nanoparticelle nell'ambiente.

È un settore ancora oggetto di continua ricerca.


Il problema ambientale

Uno dei temi più documentati riguarda gli ecosistemi marini.

Diversi lavori scientifici hanno valutato gli effetti di alcune sostanze presenti nei filtri UV sui coralli.

Per questo motivo numerose località turistiche hanno introdotto limitazioni o divieti riguardanti prodotti contenenti Oxybenzone e Octinoxate.

La tutela della salute umana e quella dell'ambiente stanno diventando due aspetti sempre più strettamente collegati.


Una domanda legittima

L'inchiesta australiana apre una questione più ampia.

Quanto possiamo considerare definitivo ciò che viene dichiarato sulle etichette?

Con quale frequenza vengono rivalutate le formulazioni?

I sistemi di controllo sono sufficientemente indipendenti?

Quando emergono nuovi dati scientifici, il cittadino viene realmente informato?

Sono domande che meritano risposte documentate e trasparenti, soprattutto quando riguardano prodotti utilizzati quotidianamente da milioni di persone, compresi bambini e soggetti vulnerabili.



Fonti scientifiche principali


Traduzione, adattamento e approfondimento a cura di Salvatore Calleri

© Tutti i diritti riservati – Salvatore Calleri (NatMed).

È vietata la riproduzione, anche parziale, del presente articolo senza preventiva autorizzazione dell'autore. È consentita la citazione di brevi estratti esclusivamente con l'indicazione della fonte e dell'autore.

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martedì 30 giugno 2026

Perché la virologia è la più grande operazione psicologica (Psyop) del nostro tempo

virologia il piu grande inganno psicologico del nostro tempo


Di: Salvatore Calleri

Il mito che non vogliono che tu metta in discussione

Il mito delle malattie infettive causate dai virus è la più grande operazione psicologica mai orchestrata contro l'umanità. Non stiamo parlando di scienza, ma di un sistema di credenze dogmatico, tenuto in piedi da ragionamenti circolari, censura e intimidazioni istituzionali.

I motori di ricerca mainstream e i sistemi di Intelligenza Artificiale oggi si rifiutano persino di rispondere a domande banali. Quando ho testato un'AI chiedendole di "elencare i sintomi comuni dell'avvelenamento da arsenico e dell'Ebola", la macchina ha bloccato la query definendola "non etica". Perché? Se la favola dei virus contagiosi fosse reale, non ci sarebbe alcun bisogno di nascondere o censurare un semplice confronto tra sintomi.

I blocchi delle AI che smascherano la bugia

Il rifiuto dell'AI di elencare i sintomi in comune tra arsenico ed Ebola non ha nulla a che fare con la sicurezza. Serve solo a proteggere il dogma secondo cui l'Ebola sarebbe un'entità contagiosa unica e isolata. Se entrambe le condizioni provocano emorragie, febbre e collasso degli organi, l'ovvia conclusione è che la causa di molti focolai epidemiologici sia l'esposizione a una medesima tossina.

L'avvelenamento da arsenico, dopotutto, è estremamente comune nei pozzi d'acqua delle stesse nazioni africane in cui ci dicono che scoppiano le "epidemie" di Ebola. Ma il sistema non può permettere che la popolazione colleghi questi punti.

Esosomi o virus? La grande inversione logica

Quelle che i virologi chiamano "particelle virali" in realtà non sono altro che esosomi e frammenti cellulari rilasciati da cellule stressate o morenti. Moltissimi ricercatori hanno dimostrato che è possibile produrre particelle identiche all'Ebola partendo da un terreno di coltura perfettamente sterile, semplicemente sottoponendolo a forte stress chimico o biologico: non serve alcun virus.

Questa non è un'opinione controversa, è un dato documentato nella letteratura scientifica. Il libro "The Contagion Myth" spiega nei dettagli questa incredibile somiglianza tra gli esosomi naturali e i presunti virus.

Siamo di fronte alla stessa logica invertita che per anni ha incolpato il colesterolo per le malattie cardiache, quando in realtà il colesterolo è la squadra di riparazione che interviene sul danno. Nella virologia fanno lo stesso: vedono i detriti cellulari lasciati dai danni dei tossici e li scambiano per un esercito invasore.

La frode dei test PCR e l'assurdità del contagio asintomatico

I test PCR non rilevano alcuna infezione. Si limitano ad amplificare un frammento genetico casuale e a etichettarlo come malattia. Più aumenti i cicli di amplificazione, più "positivi" riesci a fabbricare.

Persino Anthony Fauci ha ammesso che superare i 30 cicli di amplificazione rende qualsiasi risultato positivo del tutto privo di valore. Eppure, durante l'era COVID, i laboratori hanno deliberatamente utilizzato 35, 40 o 45 cicli pur di generare positivi.

E che dire dell'idea di "infezione asintomatica"? Un concetto che sfida ogni logica. Se non hai sintomi, significa che non sei malato. Definire qualcuno un "positivo asintomatico" è il transgenderismo della microbiologia: significa dichiarare una persona malata contro ogni evidenza biologica.

Le vere cause delle cosiddette pandemie

L'inquinamento elettromagnetico da radio, TV, telefonia mobile e 5G si sposa perfettamente, a livello temporale, con ogni singola epidemia "virale". Il libro "The Contagion Myth" documenta questa stretta correlazione, mostrando ad esempio come la febbre spagnola sia coincisa con l'introduzione delle reti radio mondiali, e come la proliferazione dei telefoni cellulari ricalchi i focolai moderni.

Parallelamente, sostanze chimiche come il DDT e l'arsenico nell'acqua producono esattamente gli stessi identici sintomi attribuiti all'Ebola e al virus Zika.

Inoltre, i file declassificati su JFK recentemente rilasciati rivelano il ruolo del Pentagono nella creazione della malattia di Lyme e del COVID all'interno degli stessi laboratori di bio-armi.

Riprenditi la tua salute rifiutando la Psyop

Le persone più sane del pianeta sono quelle che ignorano sistematicamente gli allarmi virologici ufficiali e scelgono di concentrarsi su nutrizione, luce solare e medicina naturale.

Smettetela di avere paura dell'uomo nero invisibile. Iniziate invece a disintossicarvi dall'elettrosmog e dai prodotti chimici tossici. Le risposte che cercate non si trovano nella punta di una siringa o in un tampone PCR; si trovano nel cibo pulito, nell'acqua pura e nella saggezza della natura.

Riferimenti bibliografici

[1] The Contagion Myth: Why Viruses Are Not the Cause of Disease – Thomas S. Cowan e Sally Fallon Morell.
[2] Virology exposed: New evidence reveals no viruses exist; CDC's germ theory collapses under scrutiny – Finn Heartley, NaturalNews.com, 18 Agosto 2025.
[3] Newly released JFK files reveal Pentagon's role in creating Lyme disease and covid in the same lab – Lance D Johnson, NaturalNews.com, 24 Marzo 2025.
[4] Mind Wars: How 5GW, mind control, and biotech are enslaving humanity – Belle Carter, NaturalNews.com, 15 Marzo 2026.
[5] The War on Light: How Governments and Big Pharma Keep You Sick By Blocking Healing Photons – Mike Adams, NaturalNews.com, 13 Agosto 2025.

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domenica 14 giugno 2026

INCHIESTA SPECIALE: Il Caso Christine Cotton. Dalla Relazione Bomba sui Trial Pfizer al Mistero della Scomparsa Sospetta

Christine Cotton. Dalla Relazione Bomba sui Trial Pfizer al Mistero della Scomparsa


Nel panorama della controinformazione globale, esistono storie in cui i numeri, la biologia e i destini personali si intrecciano in modo così fitto da sollevare interrogativi inquietanti. Uno dei casi più clamorosi, che sta scuotendo i blog indipendenti di tutto il mondo, è quello di Christine Cotton, stimata biostatistica francese con oltre trent’anni di esperienza nella validazione metodologica delle sperimentazioni cliniche.

Divenuta un punto di riferimento per aver smontato, dati alla mano, la narrazione ufficiale sulla sicurezza dei vaccini mRNA, la Cotton ha firmato un monumentale rapporto peritale di 414 pagine a fine dicembre 2024. Questo documento è stato immediatamente utilizzato in storiche denunce penali contro l'ANSM (Agenzia Francese del Farmaco) per inganno aggravato e abuso di potere.

Oggi, però, il suo nome è associato anche a un fitto mistero: la sua improvvisa e tragica scomparsa per suicidio, avvenuta in un clima di pesanti denunce personali su patologie anomale e presunte persecuzioni tecnologiche.

1. Cosa ha Scoperto Christine Cotton nei "Pfizer Papers"?

Il lavoro della Cotton rappresenta un punto di non ritorno perché attacca il sistema regolatorio usando le sue stesse armi: la matematica e i protocolli della Good Clinical Practice (GCP). I blog di informazione libera hanno riassunto i punti più devastanti della sua indagine sui documenti interni di Pfizer:

  • Il Prodotto Somministrato non è Quello Testato: La perizia dimostra che per ottenere l'efficacia del 95% sbandierata dai media è stato utilizzato un processo di produzione pulito e su scala ridotta (Process 1). La produzione di massa distribuita alla popolazione (Process 2), invece, ha subìto modifiche strutturali nei vettori lipidici mai validate nei trial clinici originari.

  • La Distruzione del Gruppo di Controllo: Nel giro di pochissimi mesi dall'avvio dello studio, il gruppo Placebo è stato "unblindato" e vaccinato. Questa mossa ha cancellato la possibilità di condurre confronti statistici a lungo termine sulla comparsa di tumori, malattie autoimmuni o patologie neurodegenerative.

  • Omissioni su Trasmissione e Asintomatici: La biostatistica ha messo nero su bianco che, all'atto dell'autorizzazione commerciale, non esisteva alcun dato statistico robusto che dimostrasse la capacità del farmaco di bloccare il contagio.

2. Il Mistero della Scomparsa e la Denuncia sui Sintomi Fisici Anomali

Sulla scia della pubblicazione di questi dati e dell'avvio delle battaglie legali che stavano facendo tremare i vertici di Big Pharma, la vicenda di Christine Cotton ha preso una piega drammatica. La notizia del suo suicidio ha trovato immediata eco sui siti di controinformazione come Il Mattino Quotidiano (nella sezione Basilicata Free), sollevando profondi dubbi sulle reali dinamiche e sulle pressioni subite dalla scienziata.

Ad alimentare i sospetti concorrono le testimonianze e i messaggi scambiati prima del tragico epilogo, nei quali la Cotton descriveva un quadro clinico anomalo, improvviso e devastante:

  1. Il Bruciore Intenso ai Lombi: La scienziata aveva confidato di percepire una costante e dolorosa sensazione di bruciore interno acuto che si irradiava dalla zona lombare in giù.

  2. La Resistenza alle Cure Tradizionali: Tali sintomi, insorti in concomitanza con la fase più calda della sua esposizione pubblica e legale, non trovavano alcuna spiegazione medica nei canali clinici ordinari.

3. Le Inchieste di Controinformazione Online: L'Ipotesi delle Armi a Energia Diretta (DEW)

I principali portali di informazione indipendente e i blog che si occupano di geopolitica occulta collegano la patologia descritta dalla Cotton a un fenomeno ben noto agli studiosi di guerra invisibile: l'uso di armi a energia diretta (DEW - Directed Energy Weapons) e di tecnologie di irraggiamento elettromagnetico mirato.

Questo filone di controinformazione si aggancia storicamente alle denunce sulle grandi installazioni ionosferiche (come HAARP o il MUOS) e sui sistemi radar militari. Secondo le analisi condivise in rete:

  • L'Irraggiamento Localizzato: Tecniche di stimolazione a radiofrequenza o microonde focalizzate sono in grado di indurre nei tessuti biologici umani sensazioni termiche estreme, dolori neuropatici artificiali e infiammazioni profonde, simulando patologie invalidanti.

  • La Destabilizzazione Psicofisica: L'esposizione prolungata a tali frequenze viene studiata nei manuali di guerra psicologica per indurre esaurimento fisico, insonnia cronica e crolli emotivi, spingendo la vittima verso l'autolesionismo per simulare un "suicidio perfetto".

Per molti analisti, Christine Cotton potrebbe essere entrata nel mirino di un sistema che non poteva permettersi il crollo legale del castello di carte eretto attorno ai bilanci della sanità globale.

🌹 UN OMAGGIO A CHRISTINE COTTON: Una Voce di Verità che Non Verrà Silenziata

"A te, Christine, che hai messo la tua intelligenza, la tua professionalità e la tua stessa vita al servizio della verità. In un mondo dominato dal silenzio e dal compromesso, hai scelto di far parlare i dati, di dare voce alle vittime e di squarciare il velo dell'inganno. Il tuo sacrificio non sarà vano: le tue 414 pagine di verbali e perizie restano scritte nella storia e continueranno a camminare sulle gambe di chi, ogni giorno, sceglie di non piegare la testa. Che la terra ti sia lieve, guerriera della luce."

© 2026 Vivere in Modo Naturale: Informazione Libera e Indipendente

Ufficio Stampa: Salvatore Calleri

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mercoledì 10 giugno 2026

Piano pilota contro l’influenza aviaria: una panoramica sulle aree e sulle filiere interessate

piano pilota influenza aviaria aree filiere e aziende coinvolte


Negli ultimi mesi si è parlato sempre più frequentemente del nuovo piano pilota italiano per la vaccinazione contro l’influenza aviaria H5. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è importante comprendere quali siano concretamente i territori interessati e come questa iniziativa coinvolga la filiera produttiva nazionale.

L’attuazione del progetto avviene attraverso i codici aziendali identificati dai Servizi Veterinari e dalle ASL competenti. Nella pratica, però, gran parte degli allevamenti del Nord Italia opera all’interno di sistemi di filiera integrata o di soccida, collaborando direttamente con i principali gruppi industriali del settore.

Le principali filiere interessate

Tra le realtà produttive maggiormente presenti nelle aree coinvolte figurano alcuni dei marchi più conosciuti del comparto avicolo italiano.

AIA – Gruppo Veronesi

Il Gruppo Veronesi rappresenta uno dei principali operatori nazionali e dispone di numerosi allevamenti localizzati proprio nelle province di Verona e Mantova, considerate centrali per il progetto pilota.

Amadori

Anche Amadori possiede una rete produttiva diffusa tra Lombardia ed Emilia-Romagna, con numerosi siti dedicati alla crescita e all’allevamento degli animali destinati alla filiera alimentare.

Fileni

Il gruppo Fileni collabora con diversi allevamenti distribuiti nelle aree caratterizzate da elevata densità avicola e rientra tra gli operatori presenti nei territori interessati dai monitoraggi sanitari.

Eurovo

Per quanto riguarda il comparto delle uova, Eurovo e i marchi collegati rappresentano una delle principali realtà nazionali nel settore delle galline ovaiole.

Le province interessate dal piano

Il progetto si concentra principalmente nelle aree della Pianura Padana considerate strategiche dal punto di vista produttivo.

Veneto

  • Verona
  • Padova
  • Vicenza
  • Rovigo

Lombardia

  • Mantova
  • Brescia
  • Cremona

Emilia-Romagna

  • Alcune aree delle province di Forlì-Cesena
  • Ravenna

Queste zone presentano una concentrazione particolarmente elevata di allevamenti avicoli e sono da tempo oggetto di controlli epidemiologici specifici.

Le specie coinvolte

La campagna non interessa indistintamente tutto il pollame, ma si concentra soprattutto sulle categorie considerate maggiormente esposte.

Tra queste figurano:

  • tacchini da ingrasso;
  • galline ovaiole;
  • allevamenti destinati alla riproduzione.

La scelta deriva dalle caratteristiche produttive di queste tipologie di allevamento e dalla loro permanenza prolungata nelle strutture.

Un progetto che interessa l’intera filiera

Pur essendo identificati formalmente tramite codici aziendali e criteri veterinari, gli allevamenti coinvolti risultano spesso inseriti nelle grandi catene produttive nazionali.

Per questo motivo il piano interessa indirettamente una parte significativa della filiera avicola italiana, comprendendo sia aziende indipendenti sia strutture che operano per conto dei maggiori gruppi industriali.

La mia riflessione

Da osservatore e autore di questo blog, ritengo che un progetto di tale portata meriti il massimo livello di trasparenza e informazione pubblica.

Quando si interviene su milioni di capi allevati all’interno di una delle principali filiere alimentari del Paese, considero fondamentale che cittadini e consumatori possano conoscere nel dettaglio le modalità operative, gli obiettivi perseguiti e gli eventuali sviluppi futuri.

Per questo continuerò a seguire attentamente la documentazione disponibile, analizzando decreti, provvedimenti e dati ufficiali, con l’intento di offrire un’informazione il più possibile completa e accessibile.

Salvatore Calleri
Ufficio Stampa

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