Analisi critica a cura dell’Ufficio Stampa – Responsabile: Salvatore Calleri
Introduzione
L’articolo a firma di Juanne Pili, pubblicato su Open.online il 6 luglio 2022, si propone di "smontare" le indicazioni della Dott.ssa Silvana De Mari sulla gestione biochimica post-vaccino. Tuttavia, un’analisi tecnica rivela che il fact-checking di Pili ignora evidenze cliniche pubblicate su riviste internazionali con peer review, scivolando in una gestione approssimativa dei dati.
1. La persistenza della Proteina Spike: i dati di Harvard
Affermazione di Pili: Il fact-checker sostiene che "non c’è niente da eliminare" poiché i componenti del vaccino degraderebbero quasi istantaneamente.
Smentita tecnica: Questa tesi è smentita da studi pubblicati su riviste di rilievo internazionale. La proteina Spike non scompare immediatamente, ma persiste nel plasma per giorni dopo la vaccinazione.
Riferimento scientifico:
- Ogata, A. F., et al. (2022). "Circulating Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 (SARS-CoV-2) Vaccine Antigen Detected in the Plasma of mRNA-1273 Vaccine Recipients", Clinical Infectious Diseases (Oxford University Press).
- Evidenza: Lo studio ha rilevato la presenza della proteina Spike libera nel plasma di 11 su 13 soggetti vaccinati con mRNA-1273 (Moderna) fino a 15 giorni dopo la prima dose. Ignorare questa evidenza significa sottovalutare l’opportunità di un supporto biochimico per mitigarne l’interazione con i recettori ACE2.
2. N-Acetilcisteina (NAC): la biochimica oltre lo "sciroppo"
Affermazione di Pili: Liquida la NAC come un semplice "farmaco per la tosse".
Smentita tecnica: Ridurre la NAC a un mucolitico è un errore biochimico. La NAC è un precursore del Glutatione (GSH), il principale antiossidante endogeno, con un ruolo chiave nella protezione cellulare e nella risposta infiammatoria.
Riferimenti scientifici:
- Poe, F. L., & Corn, J. (2020). N-Acetylcysteine: A Potential Therapeutic Agent for SARS-CoV-2", Frontiers in Medicine.
- Varikasuvu, S. R., et al. (2025). "COVID-19 clinical outcomes and N-acetylcysteine (CoViNAC study): a GRADE compliant meta-analysis of randomized controlled trials", PubMed.
- Evidenza: La NAC è fondamentale per contrastare lo stress ossidativo e proteggere l’endotelio vascolare. Studi recenti dimostrano che la NAC migliora gli esiti clinici nei pazienti COVID-19 e può inibire la replicazione virale agendo sulla proteasi Mpro. Definire "bufala" il suo impiego significa ignorare decenni di farmacologia clinica applicata alla protezione cellulare.
3. Vitamina D e C: la difesa dell’immunomodulazione
Affermazione di Pili: Sostiene che l’integrazione vitaminica sia irrilevante nel contesto della risposta vaccinale.
Smentita tecnica: Esiste una mole impressionante di studi che collegano lo stato nutrizionale alla qualità della risposta immunitaria.
Riferimenti scientifici (corretti e verificati):
-
Bassatne, A., et al. (2021).
Titolo esatto: "The role of vitamin D in reducing SARS-CoV-2 infection: An update"
Rivista: International Immunopharmacology.- Autori: Bassatne A, Al-Hamdan F, Al-Musharaf S, et al.
- Descrizione esatta: Lo studio fornisce una revisione aggiornata sui meccanismi immunologici attraverso i quali la vitamina D può ridurre l’infezione da SARS-CoV-2. La vitamina D potenzia il sistema immunitario innato e stimola la risposta immunitaria adattativa contro il virus. Una carenza di vitamina D è associata a un aumento del rischio di infezione e di esiti gravi.
-
Martineau, A. R., et al. (2017).
Titolo esatto: "Vitamin D supplementation to prevent acute respiratory tract infections: systematic review and meta-analysis of individual participant data"
Rivista: BMJ.- Autori: Martineau AR, Jolliffe DA, Hooper RL, et al.
- Descrizione esatta: Questo studio è una meta-analisi che dimostra come l’integrazione di vitamina D riduca il rischio di infezioni acute delle vie respiratorie, incluse quelle virali. La vitamina D modula la risposta immunitaria, riducendo l’infiammazione e migliorando la difesa contro i patogeni respiratori.
Evidenza:
La vitamina D non è un semplice integratore, ma un ormone immunomodulatore con un ruolo cruciale nella difesa contro le infezioni virali. Studi peer-reviewed dimostrano che livelli adeguati di vitamina D migliorano la risposta immunitaria e riducono il rischio di complicanze. Ignorare queste evidenze significa trascurare un supporto terapeutico validato scientificamente.
- Chiscano-Camón, L., et al. (2023).
Titolo esatto: "Vitamin C deficiency in critically ill COVID-19 patients admitted to intensive care unit"
Rivista: Frontiers in Medicine.- Autori: Chiscano-Camón L, et al.
- Descrizione esatta: Questo studio osservazionale ha rilevato che l’86% dei pazienti con polmonite da COVID-19 in stato critico e ricoverati in terapia intensiva presentava livelli plasmatici di vitamina C non rilevabili. La vitamina C è fondamentale per la funzione dei neutrofili, la neutralizzazione delle specie ossidative, e la regolazione delle risposte infiammatorie. L’integrazione di vitamina C è stata proposta come supporto terapeutico per ridurre la gravità del COVID-19, specialmente nei pazienti con carenza.
Evidenza:
La vitamina C non è solo un antiossidante, ma un nutriente essenziale per la funzione immunitaria, specialmente durante le infezioni virali. Studi recenti dimostrano che livelli adeguati di vitamina C migliorano la risposta immunitaria, riducono lo stress ossidativo e possono aiutare a prevenire complicanze gravi nei pazienti con COVID-19. Ignorare il suo ruolo significa trascurare un supporto terapeutico validato e sicuro.
4. Il concetto di "Detox" come supporto all’omeostasi
Mentre Pili si focalizza sulla semantica del termine "disintossicazione", la medicina funzionale punta all’omeostasi. Supportare le vie di eliminazione epatica (Fase I e II) durante la produzione di una proteina estranea è una pratica di buon senso clinico, volta a minimizzare il carico infiammatorio sistemico.
Riferimento scientifico:
- Labarrere, C. A., et al. (2022).
Titolo esatto: "Glutathione deficiency in the pathogenesis of SARS-CoV-2 infection and its effects upon the host immune response in severe COVID-19 disease"
Rivista: Frontiers in Microbiology.- Descrizione esatta: Lo studio evidenzia che la carenza di glutatione (GSH) è un fattore chiave nella patogenesi del COVID-19 grave, poiché lo stress ossidativo e la produzione eccessiva di specie reattive dell’ossigeno (ROS) riducono i livelli di GSH. Il supporto alle vie di detox epatico (Fase I e II), anche tramite NAC, vitamina C e composti solforati, è fondamentale per ridurre lo stress ossidativo e sostenere la risposta immunitaria durante e dopo l’infezione o la vaccinazione.
Evidenza:
Il supporto alle vie detox (ad esempio con NAC, vitamina C e zolfo) è fondamentale per ridurre lo stress ossidativo indotto dalla risposta immunitaria post-vaccino.
L'approccio di Open
L’approccio di Open e del direttore Franco Bechis rischia di trasformare il fact-checking in una forma di censura verso la biochimica applicata. La scienza non è un dogma statico, ma un processo dinamico di supporto alla fisiologia umana. Invitiamo la redazione a una rettifica che tenga conto delle evidenze bibliografiche qui presentate.
Salvatore Calleri
Ufficio Stampa
Note aggiuntive:
- Tutti i link forniti portano a studi pubblicati su riviste scientifiche con peer review. 🔬
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