Dallo scandalo dell'efficacia falsificata in Australia ai filtri chimici nel sangue e in gravidanza: cosa rivelano i test indipendenti e le ultime ricerche sulla sicurezza dei solari.
Il primo capitolo riguarda proprio il valore commerciale più importante riportato sulle confezioni: il fattore di protezione solare (SPF).
Nel corso degli ultimi anni l'associazione australiana dei consumatori CHOICE ha sottoposto a test indipendenti numerose creme solari tra le più vendute.
I risultati hanno suscitato enorme scalpore.
Non si tratta di una semplice differenza statistica.
In Australia, dove l'indice UV raggiunge frequentemente valori estremi, una protezione inferiore a quella dichiarata può tradursi in un'esposizione molto maggiore ai raggi ultravioletti.
La vicenda ha dato origine a contestazioni pubbliche, richieste di chiarimento ai produttori e interrogativi sulla reale affidabilità dei sistemi di certificazione.
I filtri chimici finiscono nel sangue
Parallelamente all'efficacia dei prodotti, un secondo fronte riguarda gli ingredienti utilizzati.
Uno studio pubblicato su JAMA (Matta et al., 2020) ha mostrato che diversi filtri UV vengono assorbiti attraverso la pelle raggiungendo concentrazioni plasmatiche superiori ai livelli che, secondo la FDA americana, richiedono ulteriori studi tossicologici.
Tra le sostanze maggiormente analizzate figurano:
• Oxybenzone
• Homosalate
• Octocrylene
• Octisalate
Il punto centrale dello studio non era dimostrare automaticamente una tossicità nell'uomo.
Il dato documentato riguarda invece l'assorbimento sistemico di sostanze che per anni erano state considerate quasi esclusivamente ad azione superficiale.
È proprio questo elemento ad aver spinto diversi enti regolatori ad approfondire il profilo di sicurezza di tali molecole.
Gravidanza, Filtri UV e Ormoni Tiroidei: Lo Studio che Accende Nuovi Interrogativi
Tra le ricerche più significative pubblicate negli ultimi anni figura uno studio prospettico condotto dall'Università di Copenaghen, pubblicato sulla rivista scientifica Endocrine Connections e indicizzato nella banca dati PubMed Central (PMC).
Lo studio ha analizzato 183 donne in gravidanza, valutando l'esposizione ad alcuni comuni filtri UV chimici, tra cui benzophenone-1 (BP-1), benzophenone-3 (BP-3) e 4-idrossibenzofenone (4-HBP), misurandone la presenza nel sangue e nelle urine delle partecipanti.
I risultati hanno evidenziato associazioni statisticamente significative tra la presenza del 4-HBP e modificazioni dei livelli degli ormoni tiroidei materni (T3 e T4) e di alcuni fattori di crescita coinvolti nello sviluppo fetale, in particolare nelle gravidanze con feto maschio. Inoltre, nei neonati maschi appartenenti al gruppo con esposizione intermedia sono stati osservati peso alla nascita e circonferenze cranica e addominale inferiori rispetto al gruppo con minore esposizione.
Gli stessi autori dello studio precisano che questi risultati non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma ritengono che l'ampia esposizione della popolazione ai filtri UV e le associazioni osservate rappresentino un elemento di preoccupazione che giustifica ulteriori ricerche sui possibili effetti a lungo termine dello sviluppo fetale e della salute dei bambini.
Per questo motivo cresce il numero di ricercatori che invita ad approfondire il profilo tossicologico di alcuni filtri chimici largamente utilizzati nei prodotti per la protezione solare, soprattutto durante la gravidanza, quando l'equilibrio endocrino rappresenta uno degli elementi fondamentali per il corretto sviluppo del nascituro.
Benzofenone. Il contaminante che può formarsi direttamente nel flacone
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il benzofenone.
Diversi studi hanno evidenziato come alcuni prodotti contenenti Octocrylene possano degradarsi nel tempo formando benzofenone, soprattutto se esposti a temperature elevate.
La questione è particolarmente rilevante perché il benzofenone è classificato dalla IARC come possibile cancerogeno per l'uomo (Gruppo 2B).
In altre parole, il problema non riguarda soltanto gli ingredienti iniziali ma anche ciò che può svilupparsi durante la conservazione del prodotto.
L'Australia avvia nuove verifiche regolatorie
L'autorità australiana Therapeutic Goods Administration (TGA) ha avviato negli ultimi anni revisioni tecniche su differenti filtri UV.
Tra quelli maggiormente osservati figurano:
• Homosalate
• Oxybenzone
• 4-Methylbenzylidene Camphor (4-MBC)
L'obiettivo dichiarato è rivalutare continuamente il rapporto rischio-beneficio alla luce delle nuove evidenze scientifiche.
Il dibattito sulle nanoparticelle
Molti consumatori hanno scelto creme minerali a base di:
• Ossido di Zinco
• Diossido di Titanio
Per migliorarne la trasparenza estetica, molte aziende ricorrono però alla tecnologia "nano".
Secondo gli studi disponibili, la pelle integra rappresenta generalmente una barriera efficace.
Rimangono tuttavia aperte numerose valutazioni riguardanti:
- utilizzo su cute lesionata;
- inalazione dei prodotti spray;
- esposizioni croniche;
- comportamento delle nanoparticelle nell'ambiente.
È un settore ancora oggetto di continua ricerca.
Il problema ambientale
Uno dei temi più documentati riguarda gli ecosistemi marini.
Diversi lavori scientifici hanno valutato gli effetti di alcune sostanze presenti nei filtri UV sui coralli.
Per questo motivo numerose località turistiche hanno introdotto limitazioni o divieti riguardanti prodotti contenenti Oxybenzone e Octinoxate.
La tutela della salute umana e quella dell'ambiente stanno diventando due aspetti sempre più strettamente collegati.
Una domanda legittima
L'inchiesta australiana apre una questione più ampia.
Quanto possiamo considerare definitivo ciò che viene dichiarato sulle etichette?
Con quale frequenza vengono rivalutate le formulazioni?
I sistemi di controllo sono sufficientemente indipendenti?
Quando emergono nuovi dati scientifici, il cittadino viene realmente informato?
Sono domande che meritano risposte documentate e trasparenti, soprattutto quando riguardano prodotti utilizzati quotidianamente da milioni di persone, compresi bambini e soggetti vulnerabili.
Fonti scientifiche principali
- Matta MK et al. Effect of Sunscreen Application on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients. JAMA, 2020.
- Therapeutic Goods Administration (Australia).
- CHOICE Australia – Test indipendenti sulle creme solari.
- International Agency for Research on Cancer (IARC).
- Studi pubblicati su Environmental Health Perspectives e Archives of Toxicology relativi ai filtri UV e PMC maternal exposure to UV filters thyroid hormones agli ecosistemi marini.
Traduzione, adattamento e approfondimento a cura di Salvatore Calleri
© Tutti i diritti riservati – Salvatore Calleri (NatMed).
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