Ivermectina e mebendazolo in oncologia: una revisione esamina 37 classi di meccanismi antitumorali in 25 tipi di tumore umano
Scie terapeutiche, riposizionamento farmacologico e ricerca oncologica: risultati preclinici, dati clinici e prospettive di studio
Introduzione
L’ivermectina e il mebendazolo sono due farmaci antiparassitari utilizzati da decenni nella pratica clinica. Entrambi sono medicinali generici e il loro impiego consolidato contro le infezioni parassitarie ha contribuito a caratterizzarne il profilo farmacologico. L’ivermectina, in particolare, è stata al centro del riconoscimento con il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina del 2015, assegnato per le scoperte relative a nuove terapie contro le infezioni parassitarie.
Negli ultimi anni, una parte della ricerca scientifica ha esaminato la possibilità di riutilizzare questi composti, attraverso il cosiddetto riposizionamento farmacologico, anche in ambito oncologico. L’interesse deriva da risultati sperimentali che suggeriscono la capacità di interferire con diversi processi biologici coinvolti nella proliferazione, nella sopravvivenza e nella diffusione delle cellule tumorali.
Una nuova revisione di 44 pagine, intitolata Combination Ivermectin and Mebendazole: A Comprehensive Review of Anticancer Mechanisms, Preclinical Activity, and Clinical Evidence as Adjunctive Treatment in Cancer Patients, raccoglie le evidenze meccanicistiche, precliniche e cliniche disponibili fino a ottobre 2026.
Il lavoro, pubblicato come preprint su Zenodo, è stato realizzato da Nicolas Hulscher, MPH, James A. Thorp, MD, Kelly Victory, MD, Peter Gillooly, MSc, Peter A. McCullough, MD, MPH, e Harvey Risch, MD, PhD.
La revisione si propone di organizzare risultati che, secondo gli autori, erano stati studiati in larga misura separatamente, esaminando i possibili meccanismi antitumorali dei due medicinali e le evidenze disponibili sul loro impiego in oncologia.
1. I risultati principali della revisione
L’analisi individua un ampio insieme di meccanismi biologici potenzialmente rilevanti per la ricerca oncologica.
I principali risultati riportati dagli autori sono i seguenti:
29 distinti meccanismi antitumorali associati all’ivermectina.
26 distinti meccanismi antitumorali associati al mebendazolo.
37 classi complessive di meccanismi antitumorali, dopo aver considerato le sovrapposizioni tra bersagli molecolari e vie biologiche.
Attività preclinica segnalata in 25 tipi distinti di tumore umano, considerando complessivamente i due farmaci.
Interferenza con processi associati alla crescita tumorale, alla divisione cellulare, alla formazione dei vasi sanguigni, alla risposta immunitaria e alla resistenza ai trattamenti.
Sei studi clinici riportati nella revisione: tre classificati dagli autori come positivi, due neutrali e uno ancora incompleto.
Una proposta di ulteriori studi per approfondire i possibili effetti della combinazione ivermectina-mebendazolo.
2. I meccanismi attribuiti all’ivermectina
Secondo la revisione, l’ivermectina presenta 29 distinti meccanismi antitumorali documentati nella letteratura esaminata. Questi comprendono interazioni con vie di segnalazione oncogenica, processi mitocondriali, trasporto nucleare, regolazione immunitaria e fenomeni associati alla resistenza ai trattamenti.
Tra gli ambiti biologici considerati figurano:
interferenza con segnali molecolari coinvolti nella crescita e nella sopravvivenza delle cellule tumorali;
alterazioni del funzionamento mitocondriale e del metabolismo energetico;
modificazione di processi di trasporto tra citoplasma e nucleo;
regolazione di componenti della risposta immunitaria;
possibili effetti sulle cellule staminali tumorali o sulle popolazioni cellulari con caratteristiche staminali;
interferenza con meccanismi di riparazione del DNA;
attività su processi coinvolti nell’ipossia tumorale;
potenziale influenza sui trasportatori cellulari associati alla resistenza multifarmacologica.
La revisione sottolinea che l’attività preclinica dell’ivermectina è stata esaminata in 21 neoplasie, delle quali 20 umane e una canina.
3. Il mebendazolo: microtubuli, angiogenesi e sensibilità ai trattamenti
Il mebendazolo è associato nella revisione a 26 distinti meccanismi antitumorali. Tra gli aspetti più rilevanti figurano l’interferenza con i microtubuli, l’inibizione dell’angiogenesi, l’azione su specifiche chinasi, la modulazione della risposta immunitaria e la possibile sensibilizzazione delle cellule tumorali ad alcuni trattamenti.
I microtubuli sono strutture essenziali per l’organizzazione interna della cellula e per la corretta separazione dei cromosomi durante la divisione cellulare. Interferire con il loro funzionamento può compromettere la mitosi e favorire l’arresto del ciclo cellulare.
La revisione considera inoltre possibili effetti del mebendazolo su:
proliferazione e divisione delle cellule tumorali;
formazione di nuovi vasi sanguigni che sostengono la crescita del tumore;
vie di segnalazione regolate da chinasi;
risposta immunitaria innata;
processi di riparazione del DNA;
popolazioni cellulari con caratteristiche staminali tumorali;
meccanismi di resistenza ai farmaci;
sensibilità ad alcune terapie antitumorali convenzionali.
L’attività preclinica del mebendazolo viene riportata in 17 tipi di neoplasia umana. Insieme alle neoplasie esaminate negli studi sull’ivermectina, il quadro complessivo comprende 25 distinti tipi di tumore umano.
4. Trentasette classi di meccanismi: sovrapposizioni e complementarità
Uno degli aspetti centrali del lavoro è la distinzione tra il numero complessivo di meccanismi attribuiti ai singoli farmaci e il numero di classi biologiche risultanti dopo aver accorpato le sovrapposizioni.
I 29 meccanismi associati all’ivermectina e i 26 associati al mebendazolo non vengono semplicemente sommati. Gli autori identificano 37 classi distinte considerando i bersagli molecolari e i processi cellulari condivisi.
Secondo la revisione, i due composti convergono su alcuni ambiti biologici, tra cui:
segnalazione dell’ipossia;
risposta al danno del DNA;
angiogenesi;
popolazioni di cellule staminali tumorali;
trasportatori associati alla resistenza multifarmacologica.
Altri aspetti sarebbero invece maggiormente distinti. Gli autori descrivono una sovrapposizione limitata tra i bersagli dei fattori di trascrizione e differenze nelle aree della risposta immunitaria interessate: l’ivermectina viene associata soprattutto a componenti dell’immunità adattativa, mentre il mebendazolo viene collegato principalmente a componenti dell’immunità innata.
Questa complementarità rappresenta uno degli aspetti biologici che la revisione propone di approfondire attraverso ulteriori ricerche sulla combinazione dei due principi attivi.
5. Gli effetti cellulari esaminati
La revisione collega i meccanismi molecolari a una serie di risultati biologici osservati in diversi modelli sperimentali.
Tra questi figurano:
interruzione della divisione cellulare tumorale;
arresto del ciclo cellulare;
induzione dell’apoptosi, cioè della morte cellulare programmata;
alterazione della produzione energetica delle cellule tumorali;
interferenza con l’angiogenesi;
modificazione delle vie di segnalazione che sostengono la crescita;
azione su cellule tumorali con caratteristiche staminali;
possibile interferenza con processi associati alla diffusione metastatica;
modulazione della risposta immunitaria antitumorale;
interferenza con processi di riparazione del DNA;
contrasto di alcuni meccanismi di resistenza ai farmaci;
possibile aumento della sensibilità ad alcune chemioterapie;
influenza su vie biologiche associate alla resistenza alla radioterapia.
Gli autori considerano inoltre l’apoptosi mitocondriale dipendente dalle caspasi, l’autofagia e la morte cellulare immunogenica.
Il quadro complessivo descrive numerosi processi biologici che potrebbero costituire bersagli per ulteriori indagini sul riposizionamento farmacologico in oncologia.
6. Lo studio randomizzato sul tumore colorettale metastatico
Tra i risultati clinici esaminati, uno degli studi più rilevanti riguarda il mebendazolo in pazienti con tumore colorettale metastatico.
Lo studio, pubblicato nel 2022 sulla rivista Life Sciences, ha arruolato 40 pazienti e utilizzato un disegno prospettico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi da 20 persone. Entrambi ricevevano il trattamento convenzionale costituito da bevacizumab e chemioterapia FOLFOX4; al gruppo sperimentale veniva aggiunto il mebendazolo, mentre al gruppo di controllo veniva somministrato un placebo.
Dopo 12 settimane, gli autori dello studio hanno riportato i seguenti risultati:
tasso di risposta tumorale complessiva del 65% nel gruppo trattato con mebendazolo, pari a 13 pazienti su 20;
tasso di risposta tumorale del 10% nel gruppo di controllo, pari a 2 pazienti su 20;
sopravvivenza libera da progressione mediana di 9,25 mesi nel gruppo mebendazolo;
sopravvivenza libera da progressione mediana di 3 mesi nel gruppo di controllo;
riduzione significativa del fattore di crescita endoteliale vascolare, o VEGF, nel gruppo trattato con mebendazolo.
La variazione del marcatore tumorale CEA, invece, non ha raggiunto la significatività statistica riportata dagli autori.
Lo studio ha esaminato il contributo del mebendazolo aggiunto a uno specifico regime terapeutico per il tumore colorettale metastatico. I risultati rappresentano un elemento di interesse nella ricerca sul riposizionamento farmacologico e sono stati inclusi nella revisione come parte delle evidenze cliniche disponibili.
7. I risultati osservazionali su 197 pazienti oncologici
La nuova revisione si collega anche a uno studio osservazionale prospettico che ha raccolto dati su 197 pazienti oncologici ai quali era stata prescritta la combinazione ivermectina-mebendazolo attraverso una piattaforma di telemedicina negli Stati Uniti.
Dei 197 partecipanti iniziali, 122 hanno completato il questionario di follow-up a circa sei mesi, corrispondente a un tasso di risposta del 61,9%.
Tra i 122 pazienti che hanno completato il follow-up, i risultati riferiti dagli stessi partecipanti sono stati:
32,8% ha dichiarato di non avere evidenza attuale di malattia;
15,6% ha riferito una regressione del tumore;
36,1% ha riferito una malattia stabile;
15,6% ha riferito una progressione della malattia.
Sommando i pazienti che hanno dichiarato assenza di evidenza di malattia, regressione o stabilità, gli autori hanno calcolato un rapporto di beneficio clinico dell’84,4%.
Il 48,4% dei partecipanti che hanno completato il follow-up ha riferito uno dei due esiti più favorevoli considerati nello studio: assenza di evidenza attuale di malattia o regressione.
La popolazione comprendeva diversi tipi di neoplasia, tra cui tumori della prostata, della mammella, del polmone, del colon, dell’apparato urologico, del pancreas, del fegato, ginecologici ed ematologici.
Una parte dei partecipanti aveva inoltre ricevuto trattamenti convenzionali o altre forme di intervento. Nel campione, il 27,9% ha riferito chemioterapia, il 21,3% radioterapia e il 19,7% interventi chirurgici. Sono stati riportati anche l’uso di integratori, modifiche alimentari e altri approcci integrativi.
Questa coorte offre una raccolta di risultati riferiti dai pazienti che gli autori considerano utile per orientare le successive fasi di ricerca sulla combinazione.
8. Gli altri studi clinici e la classificazione delle evidenze
La revisione riporta sei studi che hanno fornito risultati di efficacia relativi all’ivermectina e/o al mebendazolo in ambito oncologico.
Secondo la classificazione degli autori:
tre studi sono stati considerati positivi;
due sono stati classificati come neutrali;
uno presenta risultati intermedi incompleti e non può ancora essere classificato.
Il lavoro descrive inoltre quattro ulteriori studi destinati principalmente a valutare sicurezza, tollerabilità o dosaggio, che vengono conteggiati separatamente. È menzionato anche uno studio randomizzato registrato sull’ivermectina associata a un inibitore dei checkpoint immunitari, per il quale non erano ancora disponibili risultati conclusivi nella revisione.
Gli autori riferiscono inoltre una revisione sistematica con metanalisi dei dati individuali di 36 pazienti oncologici che avevano ricevuto ivermectina per via orale, alcuni durante chemioterapia attiva. In quell’analisi non sono stati registrati eventi avversi gravi attribuiti all’ivermectina.
Per il mebendazolo, la revisione richiama cinque studi nei quali il farmaco è stato somministrato insieme ad altre terapie antitumorali e riporta dati di tollerabilità a dosaggi elevati. Queste informazioni completano il quadro degli studi clinici raccolti dagli autori.
9. La ricerca sulla combinazione ivermectina-mebendazolo
La revisione dedica particolare attenzione alla possibilità di studiare insieme i due medicinali, mettendo in relazione i meccanismi biologici attribuiti a ciascuno.
Tra gli aspetti da approfondire figurano:
l’attività dei singoli farmaci e della combinazione a concentrazioni confrontabili;
l’eventuale sinergia tra i due principi attivi;
gli effetti su differenti modelli tumorali;
la risposta delle cellule sane;
le interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche;
la possibilità di raggiungere nell’organismo umano concentrazioni efficaci e tollerabili.
La revisione propone di avviare studi clinici randomizzati, prospettici e controllati, in grado di verificare la combinazione in popolazioni oncologiche definite e con esiti clinici misurabili.
10. Perché il riposizionamento farmacologico interessa la ricerca oncologica
Il riposizionamento farmacologico consiste nello studiare un medicinale già utilizzato per una determinata indicazione allo scopo di valutare un possibile impiego in una patologia diversa.
In oncologia, questa strategia permette di esplorare nuove applicazioni per composti già conosciuti e di approfondire informazioni farmacologiche raccolte durante il loro impiego in altri ambiti terapeutici.
Gli autori sottolineano che ivermectina e mebendazolo sono farmaci generici, con costi generalmente contenuti e una lunga storia di utilizzo antiparassitario. Queste caratteristiche contribuiscono all’interesse per l’esplorazione di nuove indicazioni terapeutiche.
Il tema centrale della revisione è quindi il potenziale interesse di questi due principi attivi come oggetto di ulteriori ricerche oncologiche, alla luce dei meccanismi biologici raccolti e dei risultati clinici esaminati.
11. Quali studi servono adesso?
Per approfondire il possibile ruolo dell’associazione nel trattamento dei tumori, gli autori indicano un programma di ricerca articolato in più fasi:
Studi preclinici diretti sulla combinazione, per misurare sinergia, antagonismo e tossicità.
Studi farmacologici per identificare dosaggi e concentrazioni compatibili con sicurezza ed efficacia.
Studi clinici preliminari per valutare tollerabilità, interazioni e fattibilità.
Studi randomizzati controllati con campioni adeguati, criteri di inclusione definiti e gruppi di confronto.
Valutazione di esiti clinici oggettivi, quali risposta tumorale, sopravvivenza libera da progressione, sopravvivenza globale e qualità della vita.
Monitoraggio sistematico degli eventi avversi e pubblicazione completa dei risultati.
Gli autori della revisione ritengono importante l’avvio di studi randomizzati più ampi per chiarire se il potenziale antitumorale attribuito ai due medicinali possa tradursi in benefici effettivi per i pazienti.
La revisione di Nicolas Hulscher
La revisione di Nicolas Hulscher e dei suoi coautori presenta un quadro articolato delle evidenze disponibili sull’attività antitumorale preclinica dell’ivermectina e del mebendazolo. Gli autori individuano 37 classi di meccanismi biologici complessivi e riportano attività sperimentale in 25 tipi distinti di tumore umano.
Tra i dati clinici esaminati figurano uno studio randomizzato sul mebendazolo aggiunto alla terapia convenzionale nel tumore colorettale metastatico e una coorte osservazionale di pazienti che ha riferito esiti favorevoli durante l’assunzione della combinazione.
La revisione raccoglie così diversi filoni di ricerca: i meccanismi molecolari attribuiti ai due medicinali, i risultati degli esperimenti preclinici, i dati degli studi clinici e le prospettive di ulteriori indagini sul loro possibile impiego in oncologia.
L’interesse del lavoro risiede soprattutto nell’ampiezza dei meccanismi esaminati e nella sistematizzazione di risultati provenienti da studi differenti. Il quadro proposto dagli autori offre una base per orientare nuove ricerche sul riposizionamento farmacologico.
L’ivermectina e il mebendazolo non sono terapie antitumorali approvate sulla base delle evidenze descritte in questa revisione. Chi è in cura per un tumore dovrebbe discutere con il proprio oncologo qualsiasi eventuale impiego di questi medicinali, senza sostituire o interrompere le terapie prescritte.
Fonte scientifica e attribuzione
Questo articolo è stato redatto da Salvatore Calleri NatMed sulla base e a partire dai contenuti della revisione scientifica “Combination Ivermectin and Mebendazole: A Comprehensive Review of Anticancer Mechanisms, Preclinical Activity, and Clinical Evidence as Adjunctive Treatment in Cancer Patients”, firmata da Nicolas Hulscher, MPH, James A. Thorp, MD, Kelly Victory, MD, Peter Gillooly, MSc, Peter A. McCullough, MD, MPH, e Harvey Risch, MD, PhD.
La revisione originale è disponibile su Zenodo:
https://zenodo.org/records/23475387
Per i dati osservazionali sulla combinazione:
https://zenodo.org/records/19455636
Per lo studio randomizzato sul mebendazolo nel tumore colorettale metastatico:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35385794/
«Nel frattempo, i malati di cancro continueranno a esercitare il loro “diritto di provare”.»
— Nicolas Hulscher, MPH
Epidemiologo e amministratore della McCullough Foundation
Salvatore Calleri NatMed
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